L'altro ieri sono stati pubblicati i numeri delle "Quirinarie" del M5S. I voti espressi sono stati 28.518, così ripartiti (copi ed incollo dal blog di Beppe Grillo, http://goo.gl/ebjVj)- Gabanelli Milena Jole: 5.796
- Rodota' Stefano: 4.677
- Zagrebelsky Gustavo: 4.335
- Imposimato Ferdinando: 2.476
- Bonino Emma: 2.200
- Caselli Gian Carlo: 1.761
- Prodi Romano: 1.394
- Fo Dario: 941
Mi vengono in mente alcune considerazioni.
- Non si è arrivati nemmeno a 30.000 voti, di questi solo 4677 sono andati a Rodotà. Mi chiedo se non siano un po' pochi per gridare, come si è fatto, all'investitura popolare. La possibilità di dare ai cittadini la possibilità di esprimersi liberamente via web è una cosa molto interessante ed indubbiamente il MoVimento ha portato una ventata di modernità all'interno delle nostre istituzioni (vedi dirette streaming). Tuttavia, ribadisco, 4677 voti sono pochi per fare certe dichiarazioni. Considerate che su alcuni siti sportivi i sondaggi lanciati arrivano tranquillamente a contare alcune migliaia di votanti.
- Romani Prodi, candidato del PD alla Presidenza, ha raccolto 1394 voti. Decisamente meno di Rodotà, ma comunque una cifra comparabile, nell'ottica di queste cifre. Perché non si poteva trovare un intesa su di lui, persona che considero di tutto rispetto, e che comunque rientrava nella rosa dei "Quirinabili"?
- Andando al di là del totale dei votanti alle "Quirinarie", occorre ricordare che i cittadini sono chiamati ad eleggere i loro rappresentanti in Parlamento tramite le elezioni politiche. Sono questi che a loro volta eleggono il Capo dello Stato. Deputati, senatori, gradi elettori possono valutare a seconda delle situazioni e fare una sintesi, tutti insieme. In Parlamento non siedono solo i "nostri", ma anche gli altri. Secondo la nostra Costituzione, non è la piazza che sceglie il Presidente della Repubblica, me i rappresentati del popolo che, divisi nelle varie forze politiche, si confrontano e decidono.
- La chiusura totale del M5S verso una qualsiasi soluzione condivisa col PD insieme al rifiuto da parte del Partito Democratico di convergere su un candidato proposto dal MoVimento, hanno forzatamente condotto al tentativo di formare un governo PD-PDL, col risultato che Berlusconi è tornato a fare la voce grossa. E pensare che solo qualche mese fa il PDL era dato in via di dissoluzione. Adesso i sondaggi vedono il partito di Berlusconi decisamente avanti, quindi Silvio può trattare con il coltello dalla parte del manico, esigendo e sventolando la possibilità di elezioni immediate, nel caso non venga accontentato.
M.R.
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